La Normativa: quando il miele si può definire biologico?

la normativa sul miele biologico - regolamento 834-2007

La normativa che disciplina il miele biologico

Un conto è dire miele biologico, un altro conto è poterlo scrivere sulle proprie etichette e poter usare tale espressione o espressioni equipollenti (come ad esempio organico) in generale nel comunicare il prodotto al pubblico. Infatti, affinché si possa parlare di miele biologico devono essere rigorosamente rispettate alcune norme di legge. La principale fonte normativa in materia di biologico è il Regolamento N. 834/2007 del 28 giugno 2007 che disciplina la produzione biologica e l’etichettatura dei prodotti biologici. Il regolamento 834/2007 ha abrogato il regolamento (CEE) n. 2092/91.
La materia delle etichette dei prodotti biologici è stata semplificata, sia in termini di adempimenti per gli agricoltori, sia per quanto riguarda l'interpretazione da parte dei consumatori. Per esempio un miele biologico che si voglia vendere come tale deve recare obbligatoriamente il marchio biologico UE, ma il marchio UE può essere accompagnato da marchi nazionali o privati. Un'apposita indicazione deve informare i consumatori riguardo il luogo di provenienza del miele.

Possono usare il marchio biologico solo i mieli (e ovviamente i prodotti alimentari in genere) che contengono almeno il 95% di ingredienti biologici, mentre prodotti non bio possono comunque riportare gli eventuali ingredienti biologici. E' strettamente proibito l’utilizzo di organismi geneticamente modificati: la presenza accidentale di OGM in misura non superiore allo 0,9% vale anche per i prodotti bio. Rimane invariato l’elenco delle sostanze autorizzate in agricoltura biologica.
Il regolamento 834/2007 presenta le seguenti caratteristiche importanti per il miele (omettiamo quelle irrilevanti per la materia apistica):

  • ha esplicitato obiettivi, principi e norme di produzione dell’agricoltura biologica, ma lasciando una certa flessibilità per tenere conto delle condizioni locali e dei vari stadi di sviluppo;
  • ha assicurato che gli obiettivi e i principi si applichino ugualmente a tutte le fasi della produzione biologica;
  • ha ribadito l’assoluto divieto di utilizzo di OGM nella produzione biologica e precisando che il limite generale dello 0,9% per la presenza accidentale di OGM autorizzati si applica anche ai prodotti biologici;
  • ha colmato la lacuna legislativa per effetto della quale la presenza fortuita di OGM in misura superiore allo 0,9% non impediva attualmente la vendita di un prodotto etichettato bio;
  • ha reso obbligatorio il marchio UE per i prodotti biologici di origine comunitaria, consentendo tuttavia l'uso complementare di marchi nazionali;
  • ha autorizzato norme private più rigorose;
  • consente che siano etichettati bio solo gli alimenti contenenti almeno il 95% di ingredienti biologici;
  • autorizza l’indicazione degli ingredienti biologici anche nel caso di prodotti non biologici. Quindi un miele che non possa qualificarsi come miele biologico potrà qualificare come biologici in etichetta gli ingredienti che lo sono;
  • ha migliorato i controlli, allineandoli al sistema ufficiale di controllo vigente nell’UE per le derrate alimentari e i mangimi, ma con controlli specifici per la produzione biologica;
  • ha istituito un nuovo regime permanente d’importazione, per cui paesi terzi possono esportare sul mercato dell’UE a condizioni identiche o equivalenti a quelle applicabili ai produttori dell'UE;
  • prescrive l’indicazione del luogo di provenienza dei prodotti biologici, anche per quelli importati che recano il marchio UE;
  • non ha modificato l’elenco delle sostanze autorizzate in agricoltura biologica, prescrive la pubblicazione delle richieste di autorizzazione di nuove sostanze e sottopone a un sistema centralizzato la concessione di eccezioni.