Produrre miele biologico

la produzione del miele biologico

Produrre un miele che sia veramente biologico è una sfida non da poco: infatti l'apicoltore, per rispettare le norme di legge che regolano il biologico, deve anche tener conto di un fattore che sfugge in buona parte al suo controllo: le api il nettare vanno a prenderselo dove pare a loro, in un raggio dall'alveare di oltre 3 chilometri, che possono anche aumentare qualora negli immediati dintorni non si trovino fiori sufficienti. Questo ha una rilevanza notevole: infatti l'apicoltore che si trovasse, con i suoi alveari, in un'area dove siano presenti colture non biologiche, rischierebbe pesantemente di veder inquinata per colpa d'altri la propria produzione di miele biologico, venendo costretto a venderlo come miele convenzionale.
Il regolamento 834/2007 in alcuni punti fa riferimento specifico all'apicoltura biologica:

  • Gli apiari vanno posti in zone nelle quali vi sono prevalentemente colture e vegetazione spontanea, non coltivazioni soggette a trattamenti, inoltre devono essere lontani da aree inquinate come: autostrade e strade ad alta densità di traffico, impianti industriali e altre fonti di inquinamento.
  • Le arnie devono essere costruite con materiali naturali, così come devono essere naturali gli altri materiali utilizzati
  • E' vietata la distruzione delle api come metodo connesso alla raccolta dei prodotti dell'apicoltura

Vi sono tutt'ora molti apicoltori che preferiscono non presentare come biologico il loro miele. Questo per una serie di ragioni, alcune di tipo tecnico, alcune di tipo "filosofico", alcune di tipo burocratico, altre di tipo economico
Fra le ragioni di tipo tecnico vi è la concreta difficoltà, per l'apicoltore, di collocare i propri alveari in zone realmente prive, in un raggio di chilometri, di colture trattate con sostanze chimiche vietate, in quanto non è possibile, in concreto, imporre alle api di non atterrare su fiori trattati con sostanze di sintesi.
Fra le ostative di tipo filosofico possiamo trovare una naturale resistenza di alcuni apicoltori ad abbandonare metodologie di produzione apistica ormai inveterate. Dal punto di vista burocratico, poi, sorge la questione del se "ne vale la pena": carte da compilare, adempimenti vari e tempo speso per uffici, magari a chilometri di distanza, possono scoraggiare alcuni.
Infine, ultima ma non meno importante, c'è la questione economica: molti apicoltori dispongono già di una clientela consolidata, ragion per cui alcuni possono pensare che non valga la pena sobbarcarsi di nuovi adempimenti, con spesa di tempo e denaro, per poter spuntare un prezzo solo di poco superiore, senza peraltro avere margine per espandere la propria offerta.
A tali obiezioni si deve ribattere con vari argomenti, di tipo ambientale ed economico.
Dal punto di vista ambientale è evidente che produrre in modo biologico è l'unico modo per poter continuare ad esistere sul nostro piccolo pianeta; dal punto di vista economico l'argomento è anch'esso molto semplice: il consumatore si sta sempre più convincendo della necessità di vivere biologico, e questo vale soprattutto nel caso di un prodotto particolare e di nicchia come il miele. Pertanto il passaggio per tutti i produttori alla produzione biologica è un processo inarrestabile: tanto vale essere fra i primi invece che fra gli inseguitori.